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Archive for ottobre 2010

Notte di vento, pioggia e gelo (no beh dai gelo no).

Dopo una settimana praticamente da estate piena, fine settimana all’insegna del cattivo tempo. Gia io di mio sono di una pigrizia fuori da ogni umana concezione, con questo tempo non ho avuto certo voglia di mettere il naso fuori della porta. Essenzialmente il tempo l’ho passato giochicchiando col pc, guardandomi qualche serie tv e chiaccherando con i coinquilini nell’ampio terrazzo coperto di fronte al nostro giardinetto posteriore.

Domenica sera, il tempo sembra non cambiare, mangio qualcosa (le mie skills culinarie stanno aumentando considerevolmente, grazie anche al fatto che gli amici con cui divido la cucina lavorano in ristorante), filmetto e giu in branda pronto per una nuova settimana di lavoro.

Alle 7, come ogni mattina, con calma mi sveglio e vado in cucina: di solito a quell’ora sono tutti a dormire per cui sono da solo e ho tutto a mia disposizione. Tiro fuori il latte dal frigo, il pane dal freezer (trick per non farlo andare a male e poi tostato diretto dal freezer viene anche meglio) e poi mi giro per aprire il microonde per scaldare il tutto e mi sento:

frrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

un gattone stava appollaiato sopra il microonde e mi guardava impaurito. Dato che mi trovavo ancora nel mondo dei sogni, mi ci è voluto un minuto buono per realizzare il tutto, dopodiche ho tentato di prendere il gatto in braccio per mandarlo fuori: evidentemente aveva cercato riparo durante la fredda notte piovosa e in qualche modo era riuscito ad entrare in casa e incastrarsi nel punto piu imboscato della cucina. Il problema è che il gatto non aveva molta intenzione di collaborare e mi è praticamente saltato addosso, mi sono versato il latte sui vestiti, e poi correndo come un pazzo ha sbattuto sulla vetrata  (che essendo appunto vetro è trasparente) sperando di scappare fuori. Vani i miei tentativi di tranquillizzarlo, ho aperto la porta e mi sono rimesso a riprepararmi la colazione. Intanto il gatto boh chissa dov’era finito.

The cat is on the table ( o meglio the cat is on the microwave)

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Come forse avrete notato, è gia da un po che non scrivo. Non che sia piu impegnato del solito, a parte il fatto che l’immigrazione mi sta chiedendo anche quante volte vado al cesso per avere anche solo un visto temporaneo di 4 anni.

In realtà, ho qualcosa in mente (niente di troppo ambizioso eh), ma un restyling e un piccolo cambio di “direzione” al blog. Lo spazio free su wordpress, per quanto carino e di facile gestione, mi comincia a stare stretto e sto pensando di migrare verso altri lidi.

Stay tuned.

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Ebbene, del tutto inaspettatamente, almeno per il voto che ho preso, ho passato l’IELTS. A dire la verita’ ero gia’ abbastanza sicuro di passare almeno col 5 in due esami, ma non nello speaking e nel listening.Come gia detto nel precedente articolo, ho cannato una risposta di brutto perche non l’avevo proprio capita e non sono riuscito ad infilare quelle “composizioni” inglesi (tipo l’uso di either, whether, however etc…) che fa tanto parlata forbita e fanno alzare il voto. In effetti mi e’ sembrato di parlare un inglese molto “base”, mi piacerebbe ascoltare la registrazione (ogni test viene registrato). Inoltre sul listening alcune risposte le ho buttate li per logica, non perche avevo sentito realmente la risposta.

Il listening e lo speaking  invece sono stati esattamente i due test in cui ho preso lo score piu alto.

listening : 7.5 / 9

writing : 6 / 9

speaking : 7 / 9

reading: 6.5 / 9

overall (media): 7 / 9

(il voto minimo richiesto era appunto 5 in ogni prova).

La cosa figa e’ che sono riuscito a prendere di piu della mia ex-flate mate (Irlandese!) che ha preso 6.5 overall (2 volte di seguito). So’ soddisfazioni (1).

Ma il bello della faccenda arriva adesso: siccome avevo forti dubbi che i risultati fossero sufficienti, ad inizio settimana ho cominciato a mandare email a destra e a manca a degli agenti dell’immigrazione, che avevo incontrato a maggio, per chiedergli se era previsto qualche esenzione in alcune particolari situazioni, e quali. Ebbene ieri mi hanno poi risposto.

La risposta e’ stata piu o meno cosi: siccome tu rientri nella categoria 2 dell’High Skilled Migration, in quanto Network Engineer, dovresti teoricamente essere ESENTATO dallo IELTS. Cioe’ io mi sono rotto i maroni 1 mese (perche alla fine anche dopo l’esame ho continuato a studiare nel caso lo avessi dovuto rifare), studiando 3 ore al giorno fine settimana compresi, ho speso una roba come 600 dollari tra esame e libri, l’attesa dei risultati mi ha messo tanta ansia da riportarmi ai giorni in cui attendevo di sapere se ero stato bocciato o promosso alle superiori, e il giorno prima di andare a prendere i risultati, uno mi dice che non serviva forse farlo? So’ soddisfazioni (2).

Bon. Desso vediamo se sta storia del visto finisce, in ogni caso mi sono tolto una rottura di maroni pazzesca per ora e l’IELTS mi torna utile per emigrare da altre parti.

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Il Tassinaro

Come gia sapete, o forse no, per lavoro il personale  non si sposta con macchine aziendali: essendo il nostro ufficio nel cuore della City sarebbe impossibile parcheggiarle, o meglio, costerebbe una follia. Semplicemente usiamo i taxi che sono ovunque e costano poco.

La storia inizia in una ormai lontana mattina di Maggio (parliamo ancora dei primissimi giorni di lavoro): mi sveglio come al solito alle 7, trovo Mabo steso per terra all’entrata che dorme sul tappeto (what?!naa, tutto normale) faccio colazione ed esco. Quella mattina dovevo andare a Crows Nest, sobborgo dall’altra parte del ponte, a fare un lavoro schedulato da un cliente. Immaginatevi un po la scena: io abbastanza in coma  (chi mi conosce sa che se non dormo almeno 12 ore per notte ho sempre sonno), mezzo increccolato, reffolate di vento gelido dritto dritto dall’Antartide e pioggerellina pre-invernale (maggio=dicembre) : salgo in taxi.

Ora io da buon provincialotto quale sono, non ho sinceramente idea di cosa un tassista di Milano o di Roma possa aver voglia di dire ai suoi passeggeri di solito, ma sembra che qui sia di norma scambiare quattro chiacchere. Si ma QUATTRO chiacchere, non un interrogatorio. Il suddetto tassinaro, cominciò a domandarmi nome, cognome, codice fiscale, colore preferito (sono daltonico, e ci risiamo…) e poi arrivò la domandona che innescò l’INNESCABILE: hey man, you have a very weird accent, where do you come from mate? Io: ITALY. L’avessi mai detto. Mi sono sorbito “O SOLE MIO”, con ovviamente il resto delle parole a caso e in un linguaggio piu vecchio dell’aramaico antico, da un tassista asiatico (non mi pareva cinese, forse dalla Malesia boh) alle 8 della mattina di lunedi. Chi di voi sa chi è DEXTER (la serie tv), ha una vaga idea di cosa in quel momento mi passava per la mente: mmm se forse lo uccido qui ora e prendo il controllo del taxi per evitare di uccidere anche me, lo imbottisco di alcool e poi lo butto giu dal ponte, mmm forse potrei simulare un incidente, era ubriaco, era stanco, un colpo di sonno, mmmm. Ma niente. Sia lui che io arrivammo sani (ma non mentalmente) e salvi a destinazione.

Ma perche dico tutto cio, chiederete forse voi. Martedi scorso, reduce dal test di speaking, non avevo moltissima voglia di farmela a piedi dal test centre all’ufficio e ho deciso quindi di prendere un taxi. Bravi vedo che ci state arrivando. Eccolo. LUI. E’ TORNATO. Al momento non ci ho fatto caso, avevo altro a cui pensare, ma poi la domanda: you have a weird accent mate, where do you come from?

IO: well yeah, I come from ITA o noooo NOOOOOOOOOOOOOO non di NUOVO NOOOOOOOOOOOO

OOOO SOLE MIOOOOOOOO Akjsaodjaoksdiaoidosiaoidoad OOOO SOLEEE MIOOO  odksaodkamdoaidoieodjoaijdoeeeoid O SOLLEEEE MIOOOO Dsaojdajosdoiajsodijaidjoaij

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