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Archive for maggio 2010

Oggi piove a manetta: stranamente l’unico momento in cui non ha piovuto è stato quando sono uscito dal cliente e sono andato in ufficio a piedi. Tutto ciò è molto strano perche di solito succede il contrario…mah…A parte questo una volta messo piede in ufficio fuori è venuto giu di tutto, mi aspettavo solo di vedere qualche pinguino volante portato da un vento boia.

Sabato sono tornato a Bankstown per andare a vedere la scuola di volo per gli elicotteri: ho trovato un tipo lì, un certo Brett se non ricordo male, che mi ha offerto un te (qua sembra sia normale offrire sempre te, caffe etc… nelle piccole cucine che sembrano esserci in ogni ufficio) e mi ha fatto fare un giro degli hangar. Nel mentre è atterrato un R22 a dieci metri da dove mi trovavo: l’R22 è l’elicottero da addestramento standard, piccolino, due posti, ma vi assicuro che fa un casino della madonna. Torniamo in ufficio e prenoto la prima lezione che faro domenica prossima: hovering e volo orizzontale. L’hovering è essenzialmente la tecnica che ti permette di tenere l’elicottero fermo in volo. Le lezioni costano un botto, tipo 500 dollari all’ora. Per ottenere il PPL (brevetto di pilota privato) devo fare 50 ore di volo di cui almeno 30 con un istruttore. Con l’attuale stipendio e considerando di fare 4 ore al mese, dovrei starci dentro giusto, compreso affitto e mangiare. Ma è ancora presto per dirlo perche non ho ben capito quanto prendo al mese.  Se a qualcuno venisse il dubbio per il mio problema agli occhi con i colori, teoricamente non ci sono problemi al massimo mi dovrebbero proibire il volo notturno: in  pratica nel caso di mancanza di comunicazione radio, un pilota deve essere in grado di distinguere tra rosso, bianco e verde, che la torre di controllo fa vedere a seconda del messaggio. Siccome io la differenza tra rosso e verde la vedo, penso sarà solo necessario fare un test in volo notturno per invalidare il verdetto medico che naturalmente, usando il test dei numeri, mi indicherà come inadatto al volo notturno.

Domenica ho lavorato un paio d’ore la mattina, per un cliente: lavoro volentieri quando VENGO PAGATO: il lavoro afterhour in Italia funziona che tu lavori gratis, e FORSE recuperi le ore dopo ma non-si-sa-quando, mentre COMUNQUE la tua azienda prende soldi dal cliente. Al pomeriggio ho preso il primo ferry in partenza dalla Circular Quay e me ne sono andato a fare un giro nel Manly (potete trovare tutte le location su google maps, sono suburbs di Sydney).

Apro la parentesi sui suburbs: non credo sia corretto tradurre “suburbs” con “sobborghi” perche secondo me non è cosi: in realtà credo che in italiano non esista un termine adatto. In pratica funziona cosi: Sydney è una citta immensa. Essendo cosi grande è nata la necessità di dividere le citta in zone chiamate appunto suburbs. Io abito nella City o anche detta CBD Central Business District. Chiusa parentesi.

Da quello che ho capito il Manly dovrebbe essere la zona piu figa in termini di spiagge: in effetti al confronto con Bondi Beach mi è piaciuta molto di piu. La spiaggia è moooolto piu grande e la zona sembra piu curata e carina. In acqua c’erano un sacco di gente che faceva surf e c’erano delle notevoli onde. Ho fatto qualche foto, ho girato un po, ma alle 17:30 qua è notte e per cui me ne sono tornato al ferry. Per raggiungere Circular Quay da Manly si fa un pezzo che è direttamente esposto al mare aperto e, si vede che c’era vento, c’erano delle onde veramente alte e in ferry si è ballato parecchio: tutto normale penso.

Poi a casa che oggi mi sono dovuto svegliare prima del solito perche dovevo fare un lavoretto da un cliente un po in anticipo rispetto al normale.

PS bis: a un certo punto mi verrà VERAMENTE voglia di mettere tutte le foto…

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Fine settimana

Qua piu o meno il fine settimana inizia di giovedi sera, e finisce sabato sera. Cio vuol dire che gia da stasera ci sarà un buon numero di gente, piu o meno vestita, in giro per Sydney, imbucati dentro i clubs. Io la sera entro automaticamente in  catalessi appena mi siedo…quindi fino a sabato  di uscire non se ne parla.

Gli altri partono domani per Brisbane ma io non li seguo: non mi va di spendere 300 dollari per il volo e poi stare a Brisbane solo due giorni (torneranno domenica); lo faro con piu calma piu avanti, magari in moto…Ho diverse cose da fare, prime fra tutte svegliarmi ad un ora decente ed andare in piscina…la pancia cresce a ritmi vertiginosi.

Questa settimana ha piovuto abbastanza, quasi tutti i giorni ma non fa per niente freddo. Le giornate si susseguono tranquille, comincio a capirci qualcosa al lavoro, e piano piano mi sto cominciando a reffare con l’inglese.

Il problema in questo periodo è che inizio a perdere l’italiano e l’inglese non lo so per capita che rispondo anche ai miei amici con “yea” anzichè “si”, oppure non mi vengono certe parole in italiano: l’altro giorno non mi veniva la parola “consentire” in italiano e continuavo a dire “allow”.

Vediamo un po come và, se è bello me ne vado da qualche parte, tipo al Tangaroo Zoo o nella zone del Manly che deve essere carina.

Arriveranno presto anche le foto che giacciono ormai nel mio hard disk da piu di un mese…

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Just amazing

Oggi arrivo in ufficio alle 3 del pomeriggio, ero andato da un cliente al di là del ponte in taxi a sistemare delle cose. Mi levo la giacca, accendo il portatile: dopo 1 minuto sento uno che mi tira una pacca sulla spalla e mi mette una birra sulla scrivania, è Brian! Nello stesso momento il super capo (Martin) esce dal suo ufficio, piazza la pallina da golf per terra, e tira una mina in corridoio, roba che se entra qualcuno lo uccide.

Finisco due robe che devo fare, Brian arriva e vede che non ho bevuto la birra e mi fà: guarda che te la devi bere tutta prima di andartene. Io mi metto a ridere, ammetto che ero completamente a disagio perche una cosa cosi non l’avevo mai vista. Brian gira l’angolo e attacca la musica su un portatile collegato ad un piccolo impianto. Tutto durante l’orario di lavoro. Faccio due telefonate, non capisco una cippa uno perche non mi reffo tanto con l’inglese in piu perche ci sono i Muse a manetta in ufficio.

Arrivano le 5, e Brian mi fa: ho portato due o tre giochi per l’xbox se vuoi andiamo con Ivan (l’altro collega) a farci un torneo a Fifa 2010. Per chi mi conosce, sà della mia passione per xbox e affini per cui dico subito di si. Entriamo in sala riunioni: mega lcd da penso 50 e rotti pollici con xbox collegata, vedo in lontanza uno dei miei giochi preferiti e mi ci metto a giocare prima con Brian e poi con Ivan: la mia superiorità è netta per cui si cambia e si va su Fifa 2010. Lascio il pad a Ivan e Brian e mi godo la partita con una bottiglia di vino bianco. Finisco la birretta, Brian lo vede, si gira e mi dica: come on nicola, bevate naltra birra, mentre lui si finisce il vino bianco.

Assurdo.

Semplicemente assurdo.Questi hanno capito che forse, se la gente è contenta di stare in ufficio per queste piccole cose, lavorano meglio e producono piu soldi. Questo tipo di mentalità in Italia non esiste e mai esisterà, per un fatto culturale.

Non so quanto durerà tutto questo, spero molto, vedremo se riusciro a guadagnarmi il posto, a questo punto ci tengo moltissimo!

Qui le foto dell’evento:

(la mia postazione,da notare la birra)

(partita in sala riunioni a Fifa 2010, notare il bicchiere di vino, la bottiglia di bianco e le birre non sono venute nella foto, ma erano li sul tavolo)

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Il problema che mi affligge durante questi giorni è il dove a andare a mangiare in pausa pranzo.

Il sistema di ristorazione, da quello che ho capito fin’ora, offre piu o meno le seguenti opzioni:

– Fast food: ce ne sono ovunque, e sono piuttosto economici (un menu che di solito prendevo in Italia mi costava 6,5 euro, qui 7,85 dollari che sono circa 5 euro). Ma non posso vivere di fast food anche se mi piace.

– Food court: sui piani interrati di quasi ogni grattacielo ci sono degli immensi spazi chiamati appunto food court. Sono essenzialmente dei grandi atrii dove al centro ci sono i tavoli e sul perimetro dei piccoli banconi dove ci sono dei takeaway e c’è un po di tutto, dal pollo alla pasta. Sono quasi classificabili nelle categoria dei fast food e sono economici.

– Ristoranti: non ne ho visto, se non quelli aperti la sera, ma ci puoi andare appunto, solo la sera.

Di solito ho visto che la gente si riversa nei food court, e si prende la roba e poi va a mangiare in piazza. Martin place, la piazza principale, nell’ora di pranzo è piena di gente, per lo piu impiegati che lavorano nella city, seduti sui gradini o sulle panchine che mangiano. Di solito c’è sempre qualcuno che si mette a suonare, per cui mentre stai la tranquillo ti puoi anche ascoltare un po di musica live.

I miei colleghi o si portano la roba da casa, o vanno fuori a prenderla e poi mangiano in ufficio. Io ho bisogno di uscire un po e comunque non ho tempo e voglia di prepararmi la roba a casa la sera.

Penso che tornare a mangiare in enoteca con un buon bicchiere di vino, o un buon ristorante, come facevo in Italia me lo posso anche scordare. Vediamo se nelle mie peregrinazioni quotidiane sarò in grado di trovare qualcosa di alternativo, ma sarà dura perche da quello che ho capito qua funziona proprio cosi.

Voglio il macci australiano.

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Blue Mountains

Da quanto sono arrivato in Australia praticamente non ho mai visto niente al di fuori del centro città, eccetto Bankstown, dove sono andato a vedere per il brevetto e Leichardt, il quartiere italiano; non sono comunque da classificare nella lista dei posti “tipici” australiani. Insieme ad un amico di Mabo, che vive qui da qualche mese, ce ne andiamo alle Blue Mountains.

Si parte dalla central station in treno in direzione Katoomba (QUI il link a googlemaps) ; il viaggio durerà circa 2 ore, ma non pensate sia tanto distante: le fermate sono molto vicine tra loro per cui non si fa a tempo ad accelerare piu di tanto e quindi la velocita media è piuttosto bassa. Scendiamo: fà freschetto e mi metto la giacca.

Colazione veloce in una specie di panificio e, cartina alla mano, ci mettiamo alla ricerca del parco. Dopo una buona scammellata a piedi troviamo un sentierino che ci porta su un lato del costone della catena: in pratica si tratta di un avvallamento molto esteso in cui in mezzo sorge un altra montagna, piuttosto bassina: circa 900 metri se non ricordo male. Il bello è che si puo vedere bene tutto perche non è molto esteso.

La particolarità delle blue mountains è che a causa della fitta vegetazione e della presenza di alberi di eucalipto, si viene a creare, a causa dell’essicazione dell’olio delle piante, una nube blu che da una colorazione particolare all’orizzonte. Da questo appunto, deriva il nome Blue Mounaints, montagne blu.

Cominciamo a seguire il sentiero che ci porta a diversi punti di osservazione. Da segnalare la conformazione particolare di tre roccie sul nostro lato della vallata chiamato ” le tre sorelle”: conformazione sacra al popolo aborigeno.

La camminata prosegue in un susseguirsi di zone competamente immerse nella vegetazione, dove fa piuttosto freddo, e zone aperte dove il sole picchia e fa caldo. Prendiamo una specie di piccola funivia che ci porta da un lato all’altro di due avvallamanti vicini tra loro: serve essenzialmente per ammirare la cascata, in verità poco piu che un ruscello come quantità di acqua, che non sarebbe visibile utilizzando il percorso a piedi.

Decidiamo di scendere ulteriormente verso la valle: per farlo prendiamo una specie di treno che scende parallelo al lato della montagna: in pratica si parte in piano e poi il treno si inclina moltissimo, e si è quasi costretti a tenersi sul tettuccio per non cadere giu (alla fine del post il video che ho fatto): purtoppo dal video non si capisce molto la pendenza ma vi assicuro che era veramente notevole.

Una volta scesi, ci addentriamo nei sentieri: sembra che qui ci fossero diverse miniere e infatti rimangono in evidenza diverse casette dei minatori, oggetti e carrelli per il trasporto riprodotti per i turisti. Vediamo anche diverse liane: tentiamo di emularci a novelli tarzan ma la paura che qualcosa ci crolli in testa dagli altissimi alberi sopra le nostre teste è tale da non permetterci di strafare troppo.  Per risalire prendiamo, anzichè il trenino dell’andata, un altra funivia (non la stessa di prima).

Ce ne torniamo in città in cerca dell’ostello per la notte: il tipo ci dice che non ci sono posti disponibili per 4 persone, peccato che avevamo prenotato…Ci prende e ci carica sul suo fuoristrada e ci porta in un altro ostello dove sembra ci sia posto: infatti c’è. Portiamo la roba in camera e usciamo a mangiare qualcosa e poi a letto.

Il giorno dopo ci spostiamo in un posto vicino, per intraprendere un altro sentiero e per vedere le montagne da un altro lato. Il sentiero è molto piu impegnativo di quello precedente: scalinate veramente molto ripide ci fanno scendere verso la valle: troviamo una famigliola intenta a farsi il bagno in un laghetto sotto la cascata; tentiamo anche noi l’impresa ma l’acqua è troppo fredda e ci rinunciamo. Proseguiamo il nostro giro: essenzialmente si tratta di quello fatto il giorno prima, un po piu lungo e da un altra prospettiva. Dopo circa 4 ore di marcia arriviamo dall’altra parte: sono veramente stanco.

Un altro paio di kilometri e siamo di nuovo in stazione ad aspettare il treno per tornare a Sydney. Abbiamo passato un buon fine settimana e finalmente ho iniziato a vedere qualcosa dell’Australia “selvaggia”. Confesso che, abituato alle nostre montagne, quello che ho visto sono piu che altro delle collinette, ma ne è valsa sicuramente la pena.

A casa che domani è il primo giorno di lavoro.

PS: l’articolo è stato scritto con una settimana di ritardo per cui tecnicamente il lunedi sarebbe stato il mio primo giorno di lavoro.

Video della discesa con il treno:

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Un mese

Un mese esatto fa prendevo l’aereo a Venezia per arrivare qui: mi pare sia passata un eternità da quando ho lasciato casa mia, ne sono successe davvero tante. Faccio un primo parzialissimo bilancio di come stanno le cose e “per ora”, incrocio le dita, stanno andando bene. Ho trovato lavoro in pochissimo tempo, sinceramente non credevo di riuscirci per il mio inglese non ottimo, e pur stando in 7 in appartamento, sto molto bene: i ragazzi sono tranquillissimi e essendo che ognuno arriva casa ad un orario diverso praticamente non ci si incasina mai in cucina o in bagno.

Non resta che stilare una lista di obbiettivi da raggiungere per i prossimi mesi.

–  In primis naturalmente “non fare cazzate al lavoro” è la priorità numero 1, devo riuscire a rimanere qua per la sponsorship e naturalmente perche mi pare a occhio un buon posto e pagano bene. L’obbiettivo è farmi riconfermare.

– se riesco a stabilizzarmi col lavoro, vorrei riprendere la batteria: il problema della batteria è che se poi non ce l’hai a casa è difficile portare i pezzi in sala prove. Per cui va da se che senza una casa dove poter almeno usare una batteria muta è impensabile che mi metta a cercarmi un gruppo, per cui:

– iniziare a vedere un po in giro fuori Sydney come sono i prezzi degli affitti e come sono messe le case: andro in affitto sicuramente per un periodo, ma solo se mi confermeranno il lavoro. Per cui per questi 3 mesi staro sempre qua dove sto ora.

– mezzo di trasporto: ho una mezza idea di comprarmi la moto (NON DITELO A MIA MAMMA!) cosi da poter essere libero di muovermi. Penso che girare l’Australia in moto deve essere una gran figata. Devo capire come potermela fare e ovviamente comprarmi il mezzo, oppure:

– comprarmi una macchina. Ma questo la tengo come opzione n.2. L’assicurazione auto costa molto meno che in italia e sembra non ci siano praticamente documenti da fare per la compravendita tra privati, vedremo.

Obbiettivi piu immediati:

– la panzetta ri-comincia a crescere e per cui una visitina in palestra sà da fare. Lo stress dovuto al lavoro pero mi porta ad essere abbastanza stanchetto la sera. Lo sforzo di dover parlare inglese e capire al volo senza dover far ripetere la gente implica una concentrazione continua durante il giorno che penso si rifletta poi in stanchezza la sera.

– stilare una lista di posti fighi nelle vicinanze dove andare, per passarmi i fine settimana.

– farmi la visita Medic Class One per l’idoneità alla scuola di volo. Sono convinto che mi scarteranno per il problema agli occhi, ma almeno vorrei provarci.

Vediamo come và. Will see.

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Sveglia alle 7:00 : gli altri naturalmente in coma profondo mentre io nel buio cerco la porta del bagno e poi quella del salotto. Colazione, poi barba baffi e tutto il resto: mi vesto. Come già accennato il dress code (come ci si deve vestire) è formale piu la cravatta: non avendo mai messo in vita mia la cravatta ieri mi son fato spiegare dal buon Stephen (il mio coinquilino irlandese) come si fa a fare il nodo. Faccio piu in fretta del previsto e alle 8:00 sono in strada.

Alle 8:15 arrivo in ufficio pensando che già ci fosse qualcuno visto che l’orario di inizio dovrebbe essere le 8:30 : infatti non c’è nessuno! Aspetto un buon 5 minuti e arriva Brian. Entraimo nell’ufficio, mi fa vedere un po il posto e mi assegna una postazione: essenzialmente si tratta di un piccolo, ma elegante, open space con una quindicina di postazioni; sul perimetro due o tre uffici chiusi, dove pero non c’è nessuno: Brian mi dice che il capo è a Melbourne per non so bene che cosa e che rientrerà tra qualche settimana. In un altro lato dell’ufficio una specie di credenza con caffe , caramelline, un frigo e diversi cartoni di birra (!). Brian mi ha detto che se voglio posso portarmi la roba e metterla nel frigo. Nel frattempo arrivano tutti gli altri: un paio di ragazze dell’ufficio acquisti, la tipa della reception e alcuni miei colleghi dell’engineering.

Breve parentesi: la strada per arrivare a dove sono ora è stata lunghina anche se non lunghissima. Ogni volta che sono stato assunto, pur facendo tutt’altro, su quel maledetto foglio di carta c’è sempre stato scritto “tecnico hardware”: non mi vogliano male i tecnici hardware ma io so fare altro, perche mi sono sbattuto parecchio per diventarlo e perche mentre altri se ne andavano a bersi le birre io passavo le serate a studiare. Il fatto che sul foglio finalmente ci sia scritto “Network Engineer” mi da una grande soddisfazione, anche se di per se puo essere considerata una formalità. Chiusa parentesi.

Mi presento: hanno tutti la mia età presumo, o qualche anno in piu forse. Vengono da tutto il mondo: il mio vicino di “banco” è canadese, quello che mi sta davanti è indonesiano, il ragazzo che segue Vmware è americano come anche il ragazzo del presales; la segretaria è russa e la tipa degli acquisti, a giudicare dal cognome, è francese. Brian è scozzese.

Brian mi da quindi un portatile (vogliamo ricordare nei primi due lavori quanto ci ho messo a farmi un dare un portatile? Pareva che fosse una cosa in piu, mica che mi servisse per lavorare), il cellulare sta arrivano da Perth (dove c’è la sede centrale), la borsa e le chiavi dell’ufficio: sono rimasto un po sorpreso di questo.

Devo affiancare un tizio, di cui non mi ricordo neanche il nome ora,  perche lui a fine mese se ne andrà: dall’anda la sa molto lunga. Mi fa vedere qualche schema dei loro clienti piu grossi: niente di particolarmente difficile, l’unica cosa è che loro usano Cisco per i firewall mentre io ho lavorato moltissimo con altri brand per cui dovrò abituarmi alla filosofia Cisco che di solito è sempre cosa a parte: meglio, aumenterò le mie conoscenze. Prendiamo e usciamo per fare un salto da un cliente. Da quello che ho capito la maggior parte dei clienti sono raggiungibili tranquillamente a piedi e questo è una cosa comodissima quando si fanno cazzate oppure si perde la connessione perche basta farsi al massimo un paio di kilometri per raggiungere il sito: negli altri lavori i clienti potevano essere anche a piu di 100 Km di distanza. Il cliente è una finanziaria, un piccolo gruppo di uffici ma la gente mi pareva rilassata e contenta pur essendo lunedi mattina. Torniamo indietro.

Mi sono messo a farmi su un po il portatile e installarmi un po della mia “cassetta degli attrezzi” che ormai mi sono abituato ad usare. Sottolineo che il portatile è una buona macchina non gli ossi che di solito mi venivano dati nei precedenti lavori italiani. Si avvicina mezzogiorno: il tipo se ne va e domando a Brian: come funziona qua con la pausa pranza, a che ora si va? Brian mi risponde che se hai fame, a qualsiasi ora,  prendi e te ne vai a mangiare e torni quando vuoi. Ottimo direi. Prendo la giacca e vado a casa a farmi una pasta, sono le 12:00.

Alle 13:00 ritorno in ufficio (1 ora di pausa come da contratto), e chiedo al tipo se ci sono cose da fare: lui mi risponde che per ora non ci sono cose in coda e di guardarmi un po il pc, e cosi faccio. Salta fuori un lavoretto, tipo cambiare delle permission su delle cartelle su un server, roba che a Treviso facevo in mezz’ora. Prendiamo e usciamo da questo cliente : essendo un po piu distante prendiamo un taxi con la carta di credito aziendale (che ci viene data di volta in volta). Anche qui cliente abbastanza piccolino, gente tranquilla: in un ufficio trovo un italiano che deve essere li da molti anni; mi accenna un saluto nella mia lingua e naturalmente gli rispondo. Sistemiamo la menata delle permission, e ce ne torniamo in ufficio (ore 4:00): vuol dire che una cosa che di solito facevo in mezz’ora, l’abbiamo fatta in 4 ore.

Il tipo arrivati se ne va, io aspetto le ore 17 come da contratto per evitare di far cazzate il primo giorno. Devo prima capire come funziona per fare gli orari che voglio. Chiaccero un po con Marco (che è il canadese, ha il nome italiano perche ha la mamma italiana), per capire due cose e arrivano le 17. Saluto e me ne vado.

L’idea che per ora mi sono fatto è di un ambiente, anche dai clienti, molto molto rilassato: la gente sembra serena e meno stressata. Sono convinto che sia ancora prematura tirare somme, ma per ora è questa l’idea che mi sono fatto:

PS: alle blue mountains mi sono spaccato di camminate, ieri ero cotto: si passava dal freddo in mezzo al bosco, al caldo sotto il sole. Foto e articolo a parte in arrivo nei prossimi giorni.

PS2: mi tocca comprarmi nuovi vestiti da ufficio perche non ne ho, che palle.

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